Blog “pro Ana”, chat e siti web “pro anoressia”: un nuovo pericolo

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Sempre più spesso si sente parlare di coach pro Ana, gruppo pro Ana, chat pro Ana, blog pro ana, …, ma di cosa si tratta esattamente?

Pro Ana e Pro Mia

Pro-Ana e Pro-Mia sono sigle che stanno ad indicare comunità virtuali pro-Anoressia e pro-Bulimia che si stanno pericolosamente diffondendo in rete. Si tratta di gruppi gestiti da persone, nella maggior parte dei casi, senza alcuna professionalità specifica che alimentano il mito dei benefici dati dal seguire la via dell’anoressia e della bulimia quali stili di vita. Questi disturbi alimentari vengono esaltati mediante la fornitura di consigli alimentari e psicologici e informazioni da parte di sedicenti coach che, mi preme sottolinearlo, spesso non hanno alcuna preparazione specialistica nella materia, e spingono i giovani verso la magrezza estrema, inneggiando ai benefici di questa o quella dieta, al fine di ottenere riconoscimento e prestigio sociale.

Nel mese di novembre 2017 aveva fatto notizia la chiusura, forse la prima in assoluto, di un blog “pro ana”, ovvero un sito web, che insegnava a diventare anoressiche e la denuncia per istigazione al suicidio dell’amministratrice dello stesso. Tale accadimento aveva portato alla ribalta e con rinnovato vigore il fenomeno dei siti e blog “pro ana”, “pro anoressia”.

Nel giugno 2022 i giornali riportano la notizia dell’arresto di un coach pro-Ana che spingeva le ragazze all’anoressia dimostrandoci quanto lavoro ci sia ancora da fare per arginare questo pericoloso fenomeno. Pericoloso proprio perché di disturbi alimentari si può morire.

Queste comunità sono composte da persone, spesso giovani, che condividono l’obiettivo di dimagrire in fretta, di non vedere le cosce che si toccano, di assumere al massimo 500 calorie al giorno, di non sentire più la fame, … e viaggiano senza controllo proliferando su Whatsapp, Telegram, Twitter, internet, Kik, Messenger, ….

Questo fenomeno è in preoccupante aumento e la pratica clinica ci mette davanti al fatto che tra i 12 e i 25 anni l’anoressia è la prima causa di morte nella popolazione femminile. Muoiono più donne di anoressia che di incidenti stradali.

Cosa avviene sul web? Come mai aumentano i gruppi pro Ana?

Pro-Ana e Pro-Mia sono sigle che stanno ad indicare comunità virtuali pro-Anoressia e pro-Bulimia che si stanno pericolosamente diffondendo in reteNella fase di “onnipotenza anoressica” il soggetto non si percepisce malato, anzi, vive una condizione di beatitudine con il sintomo. Alcune di queste persone, attraverso le nuove possibilità che la tecnologia ci mette a disposizione, iniziano a decantare le presunte meraviglie di questa scelta di vita, di questa causa alla quale si votano. Le ragazze, ma anche i ragazzi, si fotografano allo specchio, postano le immagini dei loro pasti, raccontano di come sia possibile sopravvivere con un bicchiere d’acqua, una foglia d’insalata e una mela al giorno. Ci troviamo di fronte a persone che ostentano una grande sicurezza e onnipotenza, ma che nascondono una grande fragilità e che hanno bisogno di aiuto, sia chi amministra il blog, la pagina social, la chat, sia chi lo frequenta.

Una logica patologica nei blog “pro Ana”

La ricerca della magrezza diventa un ideale, non vi è un limite di peso al quale il soggetto vuole arrivare, “ancora uno” “ancora un po’” “ancora ancora” e si viene risucchiati in un vortice senza fine. Si punta ad un assoluto che non ha aderenza alla realtà, ad un ideale che si può raggiungere solo con un programma di grafica in un mondo virtuale, non con un corpo reale. L’astensione dal cibo, il contrasto del senso di fame, la strenua resistenza vengono esaltate e con altrettanta caparbietà allontanati tutti coloro che cercano di interrompere questo circuito (familiari, amici). Qualsiasi momento di cedimento è violentemente condannato, il soggetto viene colpevolizzato come debole, inetto a perseguire la causa anoressica, trattato come un traditore.

Blog, profili social, chat e forum

Un nuovo pericolo per i giovani: Blog “pro Ana”, chat e siti web “pro anoressia”I blog e profili social realizzati da una persona sembrano configurarsi come l’espressione del mondo privato di quel soggetto dove il culto dell’anoressia, del corpo magro, dell’immagine perfetta vengono esaltati nella logica patologica che caratterizza questo sintomo, ovvero il palesarsi dell’onnipotenza anoressica.
Nei forum non è presente un vero e proprio gestore unico, ma più soggetti discutono insieme di un tema. Oggi si parla di “come dimagrire più velocemente”, domani di “come non far accorgere i genitori di quanto sta accadendo” dopodomani “quali sono i diuretici più efficaci” e via così. Tutto ciò porta all’autoalimentazione di idee distorte e malate.

Leggere fra le righe

Osservando questo fenomeno fra le righe è possibile notare come sia presente nelle diverse interazioni fra questi soggetti anche una forma paradossale di richiesta di aiuto, di attenzione, di dialogo, di relazione, uno spazio dove condividere anche il proprio dolore e la fatica. Ci troviamo dinnanzi a soggetti che hanno bisogno di aiuto e di fermarsi per interrogarsi su quanto sta accadendo loro.

Come intervenire per meglio gestire il fenomeno “pro Ana”?

Non è facile rispondere a questa domanda. Gli interventi repressivi possono avere un’utilità nei confronti di coloro che vogliono speculare su questa ricerca di magrezza. Frequentemente però, i soggetti che aprono questi siti “pro Ana” sono persone, a loro volta, in difficoltà, che necessitano di aiuto e di cure. Sono persone che mettono in pericolo la propria vita, oltre che quella di altri.

Sia chi amministra il blog o la pagina social, sia chi lo frequenta, nasconde una grande fragilità e ha bisogno di aiuto.

Ma come capire qual è il confine fra patologia e “normalità”? Che differenza esiste fra il sito di un personal trainer che invita i suoi clienti ad assumere determinati integratori o a seguire una determinata e rigida condotta alimentare da lui proposta per modificare la propria massa muscolare, un nutrizionista che propone un regime alimentare che poi viene portato all’eccesso dal soggetto, una ragazza di poco maggiorenne che descrive come lei fa a non ingrassare e sopravvivere con solo un pasto scarno al giorno? L’eccesso può condurre allo sviluppo e al perpetuarsi di una patologia, ma come individuare la linea di confine?

Come fare prevenzione da siti, blog e chat “pro Ana”?

Siti, blog e chat “pro Ana” sono un pericolo per i nostri figliLa prevenzione parte dal basso. Tutti possiamo fare una parte di prevenzione, ciascuno secondo le proprie competenze: genitoriali, educative, cliniche. Un genitore che si offre al figlio come spazio di parola sta facendo, a suo modo, prevenzione. Un educatore che aiuta i ragazzi ad imparare un utilizzo più sano dei social network sta facendo prevenzione. Un clinico che parla dei disturbi alimentari ad una conferenza, sta facendo prevenzione, oltre che informazione.

Sviluppare una capacità critica

È fondamentale che i nostri ragazzi imparino a porsi sempre criticamente di fronte a ciò che leggono, qualsiasi sia la fonte, dal sito web anonimo alla grande pubblicazione scientifica. Nulla sostituisce la propria capacità di giudizio e il confronto con l’altro. Non bisogna aver paura a chiedere aiuto, a dire di non sapere, a parlare con adulti o professionisti di fiducia di qualcosa che ci appare strano o, comunque, degno di attenzione. Nessuno può pensare che questo fenomeno dei siti web, chat e blog pro ana non lo riguardi. Una problematica di tale portata, anche se non ci tocca direttamente, ci tocca in quanto esseri umani.

Chiedi aiuto a un adulto, ad uno psicologo, ad un insegnante

Chat e comunità “pro Ana” possono metterti in difficoltà e farti sviluppare un disturbo alimentare, ma è possibile allontanarsene e guarire. Puoi affrontare e attraversare questa problematica parlando con una specialista preparata che ti aiuterà stando al tuo fianco senza giudicarti.

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