Quando un figlio non arriva: ansia da concepimento e maternità

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La società contemporanea sembra averci progressivamente indotti a pensare di poter facilmente soddisfare ogni nostra necessità, ci ha forse anche abituati all’idea di poter avere tutto, tutto e subito, per di più. Ma cosa accade quando l’ansia da concepimento prende il sopravvento e un figlio non arriva?

Il concepimento può essere difficile e richiedere molto tempo

Il concepimento può essere difficile e richiedere molto tempo generando ansia da concepimentoNella contemporaneità è in aumento il numero di coppie che non riescono ad avere un figlio perché non avviene il concepimento o perché la gravidanza non giunge a termine. Questi avvenimenti generano nella coppie una grande sofferenza, unitamente ad ansia da concepimento e frustrazione, come osserviamo nelle sedute che svolgiamo presso lo Studio di Psicoanalisi e Psicoterapia dott.ssa Valentina Carretta a Cernusco sul Naviglio. L’incontro con la sofferenza dei nostri assistiti ci consente di comprendere a fondo quanto l’impossibilità di avere un figlio generi una ferita profonda nella coppia e nel singolo.

L’assenza del concepimento: la frustrazione del “no” della vita

La frustrazione di un “no” sembra abitare con sempre maggiore difficoltà i discorsi contemporanei e non è infrequente che un genitore o un nonno che rispondono “no” ad una richiesta del bambino si sentano rispondere sbuffando “perché no?!”.
L’incontro con la frustrazione diventa sempre più difficile e si tenta, a tutti i costi, di preservare i bambini, ma anche gli adulti, da questo confronto, eppure la preziosità del “no”, adeguatamente assestato, per uno sviluppo psicologico ed emotivo adeguato, è stata sottolineata già in passato dal pediatra e psicoanalista Donald W. Winnicott: “lo sperimentare frustrazioni, delusioni, la perdita di ciò che si ama, insieme alla consapevolezza della scarsa importanza e debolezza della propria persona, è parte significativa dell’educazione del bambino e che, sicuramente, uno scopo molto importante dell’educazione dovrebbe essere quello di rendere il bambino capace di affrontare la vita senza aiuti esterni” (Donald D. Winnicott, Dalla pediatria alla psicoanalisi, Psycho – G. Martinelli, Firenze, 1991 p.11) aiutandolo e sostenendolo durante le proprie sperimentazioni, ma senza sostituirsi a lui.
Perché allora siamo così affaticati dal dire “no” e dal ricevere dei “no” dalla vita? Come mai questo senso di colpa nel dire “no”? Da dove deriva questa intollerabilità ai “no” che la vita ci impone?

Ansia da concepimento e maternità: quando la pianificazione del futuro è eccessiva

Ansia da concepimento e maternità: quando la pianificazione del futuro è eccessivaIn seduta con i nostri psicoterapeuti psicologi a Cernusco sul Naviglio le donne, con sempre maggiore frequenza, raccontano di come abbiano la tendenza a pianificare attentamente le tappe, i traguardi e i passaggi della loro vita, oltre ai tempi di conseguimento delle stesse: università in cinque anni, fidanzamento entro i trent’anni, casa autonoma dai genitori al più presto possibile, magari già durante l’università, matrimonio o convivenza stabile entro i trentatré anni, stessa cosa vale per il lavoro a tempo indeterminato, così si compra casa e fra i trentatré e i trentacinque può arrivare il primo figlio. Con piccole sfumature fra donna e donna, ma il cuore del discorso sembra sempre ruotare attorno a quelle che socialmente sembrano essere le naturali tappe e i conseguenti tempi della vita.

Ma se gli eventi non vanno come da programma e la gravidanza non arriva?

La vita, certe volte, impone i suoi “no” e la frustrazione che ne deriva può essere molto importante, quasi ingestibile per alcune persone caratterizzate da significativi tratti di rigidità o da aspettative eccessivamente elevate.
Ma se gli eventi non vanno come da programma e la gravidanza non arriva?La vita sembra obbligare l’essere umano a confrontarsi con il fatto che non necessariamente intraprendere una strada per raggiungere un obiettivo porta, come esito finale, al conseguimento dello stesso. Alcuni obiettivi possono dipendere per la maggior parte del soggetto, ad esempio conseguire una laurea, altri come il matrimonio, non sono esclusivamente in mano al soggetto, ma coinvolgono un’altra persona. A ben guardare, laurea e matrimonio si configurano quali esiti possibili, e verosimili, di un determinato percorso. Se diventano un dovere disgiunto dal contesto, ma soprattutto dal desiderio, la vita mostra come il percorso divenga più faticoso.
Nei percorsi di psicoterapia a Cernusco sul Naviglio ci domandiamo se possa avere degli effetti importanti fermarsi per riflettere sul posto che ciascuno riserva ai propri obiettivi, su come li vive e li percepisce.

Cosa accade quando “fare un figlio” diventa una voce nella colonna “dovere” e non nella colonna “desiderio” arrivando a provare ansia da concepimento?

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