Fame di cibo e fame di amore: bisogno e desiderio nel pianto del bambino

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Il pianto del bambino è uno strumento prezioso per i neogenitori per iniziare a conoscere il loro bambino. Il lamento del neonato può indicare bisogni diversi:

  • fame,
  • pannolino bagnato,
  • sonno,
  • cambiamento di temperatura,
  • coliche,
  • malattia,
  • reflusso gastroesofageo,
  • noia,
  • paura,
  • ansia,
  • disagio,
  • stress,
  • bisogno di vicinanza e contatto,
  • dentizione,
  • ….

Destreggiarsi fra questi bisogni non è cosa facile, ma con il tempo si impara a cogliere, dalle varie modulazioni del pianto del bambino, cosa questi ci sta chiedendo.

Il pianto e la fame: l'espressione di un bisogno

La fame è un’istinto naturale e innato in ciascuno di noi, da questo dipende la nostra sopravvivenza, ma non solo. Quando siamo piccoli la soddisfazione di questo bisogno primario passa necessariamente attraverso l’Altro.

Ciò implica, fin da subito, una diade e quindi una dinamica relazionale e affettiva:

  • da un lato vi è un neonato che piange esprimendo così il suo disagio,
  • dall’altro un adulto che cerca di interpretare questo pianto e di rispondervi in modo sufficientemente adeguato.

Hilde Bruch interroga il pianto del bambino

Hilde Bruch (psichiatra nota per i suoi studi sui disordini alimentari) nel suo testo “Patologia del comportamento alimentare” del 1973 pone l’attenzione su due aspetti: il primo riguarda il fatto per il neonato “il pianto sia verosimilmente il suo strumento più importante perché con questo mezzo segnala i suoi malesseri, desideri e necessità” e il secondo attiene a come la modalità utilizzata per “rispondere al suo pianto, accontentandolo o trascurandolo” dalla madre, o da chi si prende cura del piccolo, “sembri essere il fattore decisivo nel renderlo consapevole dei propri bisogni”.

Cibo e bisogno

Il rapporto fra genitori e figli, soprattutto all’inizio, è molto complesso e articolato, denso si incognite, paure e insicurezze.

Il cibo, il seno, permette di rispondere ad un bisogno dell’infante, alla domanda “ho fame”.

  • Cosa accade se si risponde al pianto del neonato utilizzando sempre, o comunque in via privilegiata, il cibo?
  • Cosa può accadere se l’unica modalità interpretativa di quel pianto fosse “mio figlio ha fame”?

Interpretare il pianto del bambino

I genitori, fatta un po’ di esperienza, riescono bene a riconoscere le diverse modulazioni del pianto dei loro figli e quindi il significato di questo appello. Il pianto, lo vediamo quotidianamente, può veicolare una domanda del bambino:

  • sul piano del bisogno “ho fame di cibo”
  • sul piano del desiderio “ho fame di te, ho fame d’amore”.

Se ad una domanda posta sul piano del desiderio però rispondiamo reiteratamente con il latte o le pappe stiamo offrendo una risposta non sufficientemente adeguata al bambino in quanto ci stiamo ponendo su un binario differente. Rispondere ad una domanda d’amore (piano del desiderio) con il cibo può ingenerare confusione nel piccolo. Estremizzando il concetto con un esempio potremmo dire che se un bambino piange perché è angosciato da qualcosa e interpretiamo questo pianto come una richiesta di cibo e gli porgiamo costantemente il biberon, il bambino facilmente imparerà che quando è angosciato bisogna mangiare.

È quindi possibile che, alla lunga, la reiterazione di queste risposte non adeguate alla sua domanda, unitamente ad altri fattori, possano andare a costituire le basi su cui si potrebbe appoggiare un disturbo alimentare in fase adolescenziale.

Un'indicazione utile per i genitori

Se avete dei dubbi su quanto stia accadendo a vostro figlio, ascoltate le vostre percezioni di genitori, confrontatevi fra di voi. È molto importante, fondamentale.

In un momento successivo è anche possibile ipotizzare di prendere un appuntamento con uno specialista per approfondire meglio la situazione.

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