Bisogno di cibo e domanda d’amore: il rifiuto alimentare nei neonati

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Il rifiuto alimentare nei neonati, inserito in una lettura clinica dei disturbi del comportamento alimentare nel lattante e nella prima infanzia, mettere in evidenza una particolare dinamica fra bisogno di cibo e domanda d’amore come abbiamo osservato nell’articolo “Anoressia nei neonati e nella prima infanzia: cibo e amore”.

Pianto e biberon

Il cibo, il seno, permettono di rispondere ad un bisogno del piccolo, alla domanda “ho fame”. Ma cosa accade se si risponde al pianto utilizzando sempre, o comunque in via privilegiata, il cibo? Cosa può accadere se l’unica modalità interpretativa di quel pianto, messa in atto dal genitore o dall’educatore, fosse “il bambino ha fame”?

Vignetta clinica esplicativa

Se ad una domanda posta dal bambino sul piano del desiderio (“papà desidero che tu stia accanto a me”) rispondiamo reiteratamente con il latte o le pappe stiamo offrendo una risposta non sufficientemente adeguata al bambino in quanto ci stiamo ponendo su un binario differente da quello richiesto. Questo può ingenerare confusione nel piccolo. Estremizzando il concetto con un esempio costruito al solo scopo esplicativo potremmo dire che se un bambino piange perché è angosciato da qualcosa e noi interpretiamo questo pianto come una richiesta di cibo, porgendogli costantemente il biberon, il bambino facilmente imparerà che quando è angosciato bisogna mangiare.

Il bambino rifiuta il cibo... a casa

Il bambino rifiuta il ciboL’educatore del nido che ha sviluppato una certa sensibilità e attenzione ai piccoli disordini alimentari infantili, e collabora in rete con altri professionisti, può configurarsi come una risorsa preziosa in una fase preliminare del lavoro psicologico. Anzitutto può accorgersi, fra i primi, della presenza di difficoltà connesse a questo ambito, a differenza dei genitori che, essendo magari alla loro prima esperienza, stanno ancora costruendo gli strumenti necessari al loro ruolo. L’educatore può quindi trovarsi in una posizione privilegiata per aiutare e sostenere questi genitori facendo in modo che si sentano accolti e non colpevolizzati di fronte alle loro mancanze dovute all’inesperienza o alla preoccupazione di essere il “genitore perfetto” come da manuale. È importante che gli educatori possano, delicatamente, invitare i genitori a consultare uno specialista nelle situazioni che destano maggiore preoccupazione affinché insieme, in un contesto non giudicante, si possa iniziare a soffermarsi e ad interrogare questo sintomo alimentare.

Mamma cosa succede?

Mamma cosa succede?“Il sintomo del bambino è al posto giusto per rispondere a quello che vi è di sintomatico nella struttura familiare” (Jacques Lacan, (1987). Due note sul bambino. La psicoanalisi. Studi internazionali del Campo freudiano n.1 , p. 22-23) ovvero è possibile che il sintomo alimentare, ma non solo, rimandi ad un disagio del bambino legato all’ambiente familiare. Disagio non equivale necessariamente a patologia, ci preme fare questa sottolineatura. Il piccolo non ha gli strumenti dell’adulto per comprendere cosa stia accadendo intorno a lui per cui, possiamo osservare, come anche modifiche di determinate routine, che a noi adulti sembrano banali, invece agitino e confondano l’infante.

Vignetta clinica esplicativa

Il bambino abituato a fare colazione con calma e che dopo solo qualche settimana si trova a dover modificare improvvisamente la sua routine perché adesso deve essere accompagnato al nido e la sua mamma deve andare a lavorare quindi il tempo della colazione adesso è caratterizzato da maggiore frenesia può manifestare il suo disagio e la sua fatica rispetto a questa nuova condizione rifiutando il latte al mattino datogli dalla madre (anoressia attiva), mentre mangia senza problemi al nido laddove ha vengono rispettati i suoi tempi.
Vi sono invece casi in cui il piccolo non presenta alcuna appetenza o non fa nulla per mangiare (anoressia passiva).

Anche il neonato dice la sua

Fin qui abbiamo visto che la madre ha “[…] un’importanza determinante nell’organizzazione dell’Io del bambino […]. Tuttavia non bisogna trascurare la parte presa dal modo di essere del bambino, fin dalla sua nascita” (Kestemberg, E., Kestemberg, J., & Decobert, S. (1947). La fame e il corpo. Roma: Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, p. 110). Infatti possiamo osservare come, laddove la domanda d’amore del bambino venga frustrata e l’appello all’Altro non raccolto, il piccolo si organizzerà per trovare un possibile soddisfacimento alternativo, che comunque non basterà mai a placarlo perché attiene ad un registro differente da quello ricercato. Il primo soddisfacimento alternativo alla portata del bambino è il cibo.
Anche il neonato dice la suaLa pratica clinica, infatti, ben mette in luce come il bambino non domandi costantemente un oggetto concreto di soddisfacimento, ma il segno dell’amore dell’Altro nei suoi confronti, la parola dell’Altro, infatti, come nota Jacques Lacan, “sin dall’origine, il bambino si nutre di parole quanto di pane” (Lacan, J. (2007). Il Seminario Libro X L’angoscia (1962-1963). Torino: Giulio Einaudi Editore S.p.A. p. 188). La sua appare più come una domanda d’amore, d’amore adeguato alla sua domanda, tant’è che, a ben guardare, “è il bambino nutrito con più amore a rifiutare il nutrimento” (Lacan, J. (2002). La direzione della cura e i principi del suo potere. In J. Lacan, Scritti. Volume II (p. 580-642). Torino: Giulio Einaudi editore S.p.A., p. 623-624).

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